rustic weathered barn wood background with knots and nail holes
Una vita dedicata, con passione, al proprio lavoro. Un lavoro che diventa la propria ragione di vita. Angelo Dedomenici, 60 anni di esperienza e di umiltà, ha fatto della produzione del Salame di Varzi secondo tradizione una missione, tanto che tramandare la storia del suo lavoro è diventato quasi un obbligo morale. Questo il motivo che lo ha spinto a dare alle stampe un libro che presenterà, giovedì 14 dicembre, al Castello Malaspina di Varzi.
«Negli ultimi dieci anni ho preso tanti appunti di lavoro – racconta Dedomenici – fogli sparsi che ho voluto raccogliere dopo essermi fatto un esame di coscienza: son cose semplici, ho pensato, ma che mai nessuno ha scritto, almeno non nel nostro territorio, così ho voluto raccontare della macellazione del suino, da quando si andava a comprare il maiale al mercato di Varzi – avvalendosi di un mediatore per le contrattazioni di acquisto – a quando lo si portava a casa e lo si nutriva per un anno e mezzo, alla “corsa” per accaparrarsi il miglior maslé sulla piazza, fino a quando, con una grande celebrazione, la più importante dell’anno dopo il Natale e la festa del paese, si giungeva alla macellazione…». Un lungo percorso che segue la filiera produttiva attraverso 30 capitoli di Racconto – Il contadino e il maslé. S’intitola così il libro steso, con l’aiuto del giornalista Giovanni Scarpa, da colui che in Oltrepò è ormai noto come il Re del Salame, non solo per la bontà del prodotto ma anche per aver creato il primo Museo del Salumiere, a Casanova Staffora, e per aver ricevuto numerosi riconoscimenti al Campionato Italiano del Salame e dalla Camera di Commercio di Pavia.
«Quello di Angelo è un mestiere antico – si legge nella prefazione a firma di Vittorio Poma, Presidente della Provincia di Pavia – e quello che il suo libro racconta è il mondo straordinario delle cascine e delle famiglie contadine… Troviamo mille scorci di quell’indimenticato mondo rurale che si anima ai primi freddi, quando era tempo di macellare; che dall’una all’altra generazione, ciascuno rispettando le competenze dell’altro, prende a darsi da fare, a tagliare, tritare, rifilare, sezionare, per poi procedere alle lavorazioni più complesse… ».
Azioni, quasi riti, che l’autore non vuole vadano dimenticati: “… Io continuo con i miei ritmi, fatti di piccoli grandi gesti quotidiani, da sempre nello stesso posto e con una passione immutata per il mio lavoro di maslé. Sperando che un domani, un giovane, magari leggendo proprio questo racconto, possa aver voglia di imparare. E imparando, continui nell’arte di fare il Salame di Varzi secondo una tradizione che risale alla notte dei tempi”.